Capita frequentemente di veder identificare la malasanità con la mortalità evitabile, spesso relegando il primo fenomeno alle sole eclatanti quanto fugaci occasioni giornalistiche e, di contro, sottostimando gravemente il secondo a discapito della salute collettiva e individuale.
La disorganizzazione delle strutture, l'inadeguatezza delle risorse strumentali, gli errori degli operatori, e così via, sono certamente configurabili come "malasanità", ma la "mortalità evitabile" misura anche altri numerosi eventi spesso ascrivibili a scelte del tutto personali.
Sono evitabili le morti correlate al fumo, all'alcol, alle cattive abitudini alimentari, a rischi cioè che autonomamente scegliamo di correre, nonostante le iniziative di educazione sanitaria che da anni e a vari livelli vengono realizzate nel nostro Paese.
Sono evitabili le morti dovute alla mancata adesione a programmi di screening e di medicina preventiva in genere quando decidiamo, di nuovo autonomamente, di non accogliere gli inviti a seguire percorsi di profilassi, diagnostici, terapeutici o riabilitativi, laddove offerti e disponibili.
E certamente sono evitabili anche, ma non solo appunto, le morti legate alle carenze, alle mancanze, agli errori del nostro Servizio Sanitario e dunque alla malasanità.
Ma misurare la mortalità evitabile solo attraverso la malasanità significa vanificare ogni iniziativa in tema di promozione della salute e nascondere sotto il tappeto l'enorme impatto che le scelte di vita hanno sul nostro benessere, scelte che inevitabilmente producono nel medio-lungo periodo rilevanti ricadute sui servizi socio-sanitari.
Contenere la diffusione di malattie evitabili permetterebbe di liberare risorse umane, strumentali ed economiche da destinare da un lato alle patologie che purtroppo non sono (ancora) efficacemente contrastabili con interventi di sanità pubblica, dall'altro utili per lavorare sui disservizi e combattere quindi la malasanità.
Uno dei tanti casi in cui la corretta informazione fa bene alla salute.

Banca Dati degli Indicatori MEV(i)

Il Progetto MEV(i) è totalmente autofinanziato da Nebo Ricerche PA.

Gli indicatori regionali sono disponibili gratuitamente (previa registrazione al sito), mentre per le analoghe elaborazioni provinciali è richiesto un contributo di sostegno alla ricerca pari a 50/100 euro (set base/esteso) per provincia. Elaborazioni 'ad hoc' possono essere richieste a Nebo Ricerche PA.

Il dataset degli indicatori regionali e provinciali comprende: contesto demografico (indicatori sulla struttura della popolazione); giorni perduti std pro-capite per mortalità evitabile per tipologia di intervento di sanità pubblica; tassi standardizzati di mortalità 0-74 anni, per il complesso delle cause e disaggregati per cause evitabili e altre cause suddivisi per per tipologia di intervento (prevenzione primaria, diagnosi precoce e terapia, igiene e assistenza sanitaria), e 75 anni e più; nella sola versione estesa sono disponibili gli indicatori per raggruppamenti principali ICD.

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In questo modulo sono resi disponibili, in forma gratuita, ai soli Utenti MEV(i) (è sufficiente registrarsi accettando i termini di utilizzo) i file completi degli indicatori regionali elaborati in occasione delle diverse Edizioni annuali.

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Riferimenti e Link utili


Rapporto sui 40 anni del Servizio Sanitario Nazionale

Compendio statistico su articolazione territoriale (USL/ASL) e contesto demografico (popolazione effettiva e pesata), offerta ospedaliera (pubblica/privata e per AFO) e mobilità interregionale, personale dipendente (medici e infermieri) e medicina di base (MMG e pediatri), in quattro istantanee: 1983 (post attuazione L. 833/1978); 1993 (prima riforma e aziendalizzazione); 2008 (pre attuazione federalismo sanitario); 2018 (attuale assetto del SSN).

www.programmazionesanitaria.it

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Resp. Scientifico Nebo Ricerche PA

Iolanda Mozzetta
Ricercatore Sr Nebo Ricerche PA

Giuseppe Cananzi
Dirigente Min. Economia e Finanze

Massimo Maurici
Ricercatore Università Tor Vergata

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Responsabile IT Nebo Ricerche PA

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